Italia: Ipocrisia della legge che vieta la vendita di organi umani. La clandestinità non si arresta. Meglio liberalizzare?
9 Maggio 2011 di blogsofnote.it
Quanti italiani sono disposti a vendere un pezzo del proprio corpo per provare a migliorare una situazione economica disperata? Del mercato nero di organi in Italia si parla poco, e quando se ne parla la questione sembra riguardare esclusivamente l’acquisto di organi dall’estero da parte di clienti italiani. Eppure in Italia, il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà è in costante crescita, e con esso il numero di coloro che per tirare avanti sono disposti a sacrificare finanche i propri organi. C’è chi sostiene che, in fin dei conti, è meglio vendere un organo che andare a rubare, perché non si danneggiano altre persone. C’è chi pone l’accento sull’impossibilità di ottenere un credito presso le banche, e sulla sostanziale assenza di iniziative politiche per arginare quella sempre piu’ diffusa povertà che affligge una parte consistente del Paese. C’è chi, dopo il fallimento della propria ditta, si ritrova sotto sfratto, senza luce, senza gas, e senza alcun supporto da parte delle istituzioni. In Italia, è bene ricordarlo, la vendita di organi è vietata, mentre è ammessa la donazione, anche del vivente, purché non riduca in modo permanente l’integrità fisica della persona. La povertà degli italiani d’Italia è mediaticamente un argomento tabù: non se ne parla, non la si vuole vedere, fa paura, perché può toccare il nostro vicino di casa, può toccare noi stessi, dall’oggi al domani, improvvisamente, per un posto di lavoro perso, una disgrazia familiare, un evento imprevisto. In Italia, nel 2010 le persone escluse dal credito bancario erano 18 milioni (dati della Banca d’Italia). Eppure, potrebbe bastare un piccolo aiuto per dare una possibilità di rinascita finanziaria a molte delle persone che si sono ritrovate in questo tipo di situazione. Il traffico di organi umani destinati ai trapianti è una realtà nonostante l’esistenza di norme legali e di misure di controllo considerate efficaci. Il commercio di organi supera spesso le frontiere nazionali e approfitta delle condizioni di precarietà delle regioni più povere del mondo. Tra le offerte di automobili, terreni o cani chihuahua, su internet si ritrovano anche non poche proposte di acquisto di organi umani, nella maggior parte dei casi un rene. Soprattutto giovani uomini e donne si dicono disposti a cedere un organo vitale per alcune migliaia di Euro.
Secondo quanto annunciato da alcuni siti, le offerte provengono dalla Francia e dal Belgio, due paesi che non sprofondano di certo in una povertà assoluta. E in cui il traffico di organi umani è vietato dalla legge. Si tratta di annunci fasulli o a scopo fraudolento oppure di vere proposte? “È già da alcuni anni che persone povere propongono di vendere i loro organi su internet”, “Un organo per un pugno di dollari”. Un commercio di esseri umani, a pezzi. Il traffico non è limitato alle sordide prigioni cinesi o ai paesi meno favoriti del pianeta. Anche in Europa è una realtà. “Si tratta di un problema che va regolato a livello internazionale”. Quasi sempre ricoperto da un velo di segreto, il commercio di organi sta dando del filo da torcere agli inquirenti. Solo una legislazione efficace può permettere di prevenirlo in qualche misura. Il trapianto di un organo rappresenta un’operazione difficile, che può essere realizzata soltanto da un medico e in tempi molto brevi. Se le autorità sono ben organizzate e dispongono di un buon dispositivo di controllo, questo traffico diventa quasi impossibile.
In Svizzera, come in tutti i paesi europei, la vendita di organi umani è proibita dalla legge. È vietato il prelievo o il trapianto di organi, tessuti o cellule di origine umana acquistati verso compenso in denaro o mediante la concessione di vantaggi, decreta la Legge federale sul trapianto di organi, tessuti e cellule. Organismi come Swisstransplant (la fondazione nazionale per il dono e il trapianto di organi) non utilizzano mai degli organi senza verificare la loro provenienza. Sanno che bisogna essere molto attenti e che sussiste una zona grigia, ad un passo dall’illegalità. Anche le legislazioni degli altri paesi europei vietano il traffico di organi umani, in virtù della protezione dei diritti umani. Le regolamentazioni denotano tuttavia numerose differenze, soprattutto per quanto concerne la definizione del legame tra il donatore e la persona che riceve l’organo. In Italia e in Danimarca deve sussistere un rapporto di parentela tra donatore e ricevente. In Germania può bastare un legame emozionale molto forte tra di loro. In altri paesi, come in Norvegia, Spagna, Austria e Svizzera, la legge non richiede nessun rapporto specifico tra il donatore e il ricevente. Sussiste quindi maggiormente il pericolo di una “zona grigia”, ossia di abusi a scopo di lucro. La regolamentazione costituisce un grande dilemma. Da un lato è buona cosa se il donatore è un parente o un amico. D’altro canto sono stati scoperti dei casi in cui il ricevente ha presentato un “falso” amico, che non parlava neppure la sua lingua. Sarebbe preferibile una regolamentazione più aperta, che non limiti la cerchia dei donatori. Leggi troppo restrittive non sono sensate, dal momento che possono produrre grandi pressioni e pregiudicare la libera scelta del donatore.
Pensiamo al caso di una madre che ha bisogno di un rene. Se la legge impone l’esistenza di un legame di parentela, i figli o gli altri parenti si ritroveranno fortemente sotto pressione. In alcuni casi può inoltre crearsi un commercio all’interno della famiglia: il figlio che fa dono di un organo riceverà una quota maggiore di eredità. La miglior soluzione per lottare contro il traffico di organi è di liberalizzare totalmente il commercio. In tal modo sarebbe possibile un miglior controllo medico, soprattutto per garantire la sicurezza dei donatori. Le persone che vendono i loro organi si ritrovano spesso in una situazione di grande precarietà e vivono in paesi molto poveri: in molti casi non beneficerebbero di una miglior assistenza medica. Proprio questa precarietà viene sfruttata da molte persone nei paesi più ricchi per procurarsi un organo nelle regioni più povere del pianeta. In Svizzera, nonostante inchieste approfondite, non è stato accertato nessun caso di abuso in tal senso. Numerose sono le persone dei paesi europei che si recano in altre regioni del mondo per sottoporsi ad un trapianto. In particolare in Cina, India, Turchia e in alcuni paesi africani. Per rimborsare il viaggio di ritorno viene proposto loro di vendere un rene per 2.000-3.000 euro. Ma è cosa lecita distruggere la propria vita per un pugno di euro? (pontediferro)

ma dove capitano i transplante o commercio in nero…. perche come aveti detto hanno bisogno di medici di sale operatorie… etc…..