Sahel verso una crisi alimentare: l’allarme dell’Onu
20 Febbraio 2012 di blogsofnote.it
Entro il 2012 la regione africana del Sahel sarà interessata da una crisi alimentare di vaste dimensioni. L’Onu ha già fatto appello a un intervento urgente della comunità internazionale, di fronte alle cifre che parlano di 6 milioni di persone in Niger, 2,9 in Mali, 700.000 in Mauritania a rischio di carestia a breve termine. Le cause della crisi individuate dalla Nazioni Unite sono la siccità, gli scarsi raccolti e l’aumento del prezzo delle materie prime.
Non si tratta della prima crisi alimentare nella fascia desertica che si estende dalla costa atlantica della Mauritania fino alle coste del Sudan, il Sahel appunto. Questa regione è caratterizzata, infatti, da condizioni climatiche -siccità e scarse risorse idriche- che impediscono il raggiungimento dell’ autosufficienza alimentare, soprattutto a causa del forte incremento demografico. A queste ragioni di ordine climatico si sommano, tuttavia, molte altre questioni che hanno contribuito nel tempo a rendere questi paesi africani tra i più poveri del pianeta. Da una parte, i governi nazionali non si dimostrano capaci di promuovere efficaci interventi pubblici per lo sviluppo agricolo e la creazione di infrastrutture. Dall’altra, questi paesi sono vittima dello sfruttamento del potenziale delle loro coltivazioni locali, in primis i cereali, da parte delle potenze occidentali, che hanno favorito così un’agricoltura rivolta per lo più all’esportazione. Ciò ha provocato il forte indebitamento dei governi locali, che ormai dipendono quasi esclusivamente dai finanziamenti internazionali e da costosi prodotti d’importazione. In tale contesto, il drastico calo di produzione dei cereali, dovuto ai cattivi raccolti del 2010, ha causato un brusco innalzamento dei prezzi. Situazione peggiorata dalla crisi economica internazionale, che ha contribuito all’aumento del costo dei prodotti d’importazione e alla riduzione delle donazioni a sostegno dello sviluppo agricolo a favore di questi paesi. Dunque, una crisi endemica che oggi minaccia la popolazione del Sahel con il rischio concreto di malnutrizione e di crescente mortalità infantile, seguita da quella femminile. Secondo una stima dell’Unicef, è il Niger a contare il numero più alto di bambini con meno di cinque anni affetti da denutrizione, con circa 330.600 casi già identificati.
Molte sono le associazioni e le ONG che stanno già mettendo a punto piani estensivi di intervento di aiuto umanitario nel Sahel, a seguito dell’allarme lanciato pochi giorni fa dall’Onu, tramite il rappresentante speciale per il diritto all’alimentazione, Olivier De Schutter. L’Unione Europea ha stanziato un aiuto economico di 105 milioni di euro; le Nazioni Unite offriranno programmi umanitari, come il World Food Program, per la distribuzione di cibo alle popolazioni della regione; la Caritas ha stanziato dei fondi destinati a vari interventi, tra cui la distribuzione gratuita di cibo e il sostegno all’allevamento; l’ONG italiana, Intersos, parla della necessità di interventi tempestivi per prevenire le morti di milioni di persone e non vanificare gli sforzi compiuti finora. L’associazione Intersos, infatti, è stata particolarmente attiva nel Ciad, dove negli anni passati ha lanciato un vasto programma di sviluppo economico a favore delle attività agricole, di pastorizia e della costruzione di pompe per l’irrigazione e pozzi per l’acqua potabile.
Ciò che si vuole evitare a tutti i costi è il ritardo negli interventi umanitari, situazione già presentatasi lo scorso anno, quando la comunità internazionale ha iniziato ad interessarsi in modo concreto della carestia in Somalia, solo dopo che il paese era ormai in ginocchio. Per questo motivo, l’Onu ora intende agire prima che la fame nel Sahel raggiunga livelli pericolosi e vada ad aggiungersi alla situazione ancora precaria del Corno d’Oro. In Somalia, infatti, tuttora restano 2,34 milioni di persone colpite dalla crisi alimentare, secondo le stime della FAO. Sulla stessa linea si pone il rapporto pubblicato il 18 Gennaio dalle ONG Save the Children e Oxfam; il rapporto in questione critica il diffuso atteggiamento della comunità internazionale del “wait and see” e sostiene che tempi di reazione più rapidi avrebbero già permesso di salvare decine di milioni di persone. Tuttavia, almeno allo stato attuale, il livello di attenzione generale verso l’allarme carestia nel Sahel è elevato. levanteonline.it
