Spending review: Via dalle 49 alle 60 Province
6 Luglio 2012 di blogsofnote.it
Il taglio degli enti locali più discussi, entrato e uscito più volte dalla bozza della spending review, dovrebbe diventare realtà. Nel corso del Consiglio dei ministri di ieri, terminato solo a tarda notte, l’accordo è stato trovato e alla fine a farne le spese sarà circa la metà delle Province italiane. La discriminante per sopravvivere dovrebbe essere legata non più alla quantità di Comuni «affiliati» o all’estensione territoriale, ma solo al numero degli abitanti. Quanti?La forbice minima ieri oscillava ancora tra le 350mila e le 400mila persone. Nel primo caso a salvarsi sarebbero 60 Province mentre ne verrebbero sacrificate 50. Nel secondo, il più radicale, sopravviverebbero 49 Province e ne sarebbero cancellate 61.
Le undici che «ballano» tra le due ipotesi sarebbero Chieti, Forlì-Cesena, Lucca,Barletta-Andria-Trani, Ravenna, Potenza, Novara, Catanzaro, Pesaro e Urbino, Cremona e Ferrara. A decidere sugli accorpamenti saranno le Regioni competenti.
Quanto tempo ci vorrà per vedere attuato questo quadro?
Potrebbe essere pochissimo. Entro venti giorni dall’entrata in vigore del decreto sulla spending review, infatti, il governo ha intenzione di varare il decreto attuativo riguardante le Province.
Tra le tante che dovrebbero saltare di sicuro, perché sotto i 350mila abitanti, ci sono anche Livorno, Sassari, Pescara, Viterbo, Teramo e L’Aquila.
Sempre sul fronte enti locali, sarà calcolata la media nazionale degli addetti rispetto alla popolazione. Comuni o Province che risulteranno sopra questa media per il 20%, dovranno attuare il blocco delle assunzioni. Quegli enti che invece la dovessero superare del 40% invece dovranno procedere ai veri e propri tagli. Queste operazioni dovrebbero affiancarsi alla vera e propria scure che colpirà gli statali, per i quali si procederà alla mobilitazione del 10% del personale e del 20% della dirigenza. Unica rassicurazione è che si derogherà alle regole introdotte dalla riforma Fornero. Quindi niente esodati nel pubblico impiego. Non è tutto qui però. I travet avranno meno spazio per lavorare: meno uffici e meno metri pro-capite. E sempre per risparmiare gli uffici pubblici dovranno necessariamente chiudere una settimana a Ferragosto, e tra Natale e Capodanno. Stop ai concorsi per i dirigenti. In caso di revisione degli organici i sindacati saranno solo informati, e sarà possibile farlo anche dopo che il dirigente di turno avrà deciso. Saranno tagliati i permessi retribuiti per assentarsi dal lavoro per attività sindacali (taglio del 10%). E un taglio sempre del 10% ai trasferimenti dei Patronati. Infine i compensi ai Caf: scende da 14 a 13 euro per dichiarazione. Anche la sanità dovrà dare il suo contributo ai tagli. Definitivamente salvi i mini-ospedalì. La misura, che comportava risparmi per circa 200 milioni di euro non è entrata nella versione definitiva del dl ed è stata compensata con l’abbassamento del tetto di spesa per i dispositivi medici (le protesi) al 4,8%. Dai risparmi sono attesi 5 miliardi. Tra i vari punti anche il taglio di 200 milioni di finanziamenti alle università pubbliche, che saranno «girati» alle scuole private. L’operazione sarebbe a saldo zero ma sta già scatenando molte polemiche. Tra i tagli delle «bozze» c’è infatti un solo segno più ed è a favore delle scuole non statali alle quali arriverebbero 200 milioni. La stessa cifra sarebbe però risparmiata con tagli alle Università. Il ministero dell’Istruzione e dell’Università comunque ironizza: i tagli dell’università e le risorse per le scuole private non sono in collegamento. Sotto torchio anche la Difesa. Innanzitutto dovrà calare il numero dei militari in servizio. È in misura non inferiore al 10% del totale degli organici delle forze armate. Ma anche gli alloggi della Difesa saranno ceduti con maggior facilità. Si taglia il fondo per le missioni di pace (-8,9 milioni); il Fondo per gli armamenti (100 milioni); quello per le vittime dell’uranio impoverito (-10 milioni). E ne fa le spese anche il progetto della mini-naja voluto dal precedente governo (-5,6 milioni). Infine le auto blu: sono il pallino di tutti i governi. Da anni. Forse anche perchè rappresentano il simbolo più evidente del potere. Il taglio previsto è del 50% rispetto alla spesa sostenuta per acquisto e manutenzione nel 2011.
